Attacchi di panico in gravidanza


Un attacco di panico è un’esperienza molto spaventosa per chi la vive: è un episodio di ansia acuta che genera un forte vissuto di angoscia, apparentemente senza una vera e propria ragione. Può essere definito come un periodo specifico di tempo caratterizzato da forte apprensione, terrore e paura accompagnati dalla sensazione di catastrofe imminente.

È descritto dalla comparsa improvvisa, nell’arco di 10 minuti al massimo, di almeno 4 tra questi sintomi:

  • palpitazioni, cardiopalmo, tachicardia;
  • sudorazione;
  • tremori;
  • dispnea, sensazione di soffocamento;
  • sensazione di asfissia;
  • dolore o fastidio al petto;
  • nausea o disturbi addominali;
  • sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento;
  • derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi);
  • paura di perdere il controllo o di impazzire;
  • paura di morire;
  • parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio);
  • brividi o vampate di calore.

I sintomi fisici solo talmente forti al punto tale che molte persone si recano al pronto soccorso nella convinzione di avere un grave problema di natura fisica, come ad esempio un infarto.

Con queste premesse, è facilmente comprensibile come un attacco di panico durante la gravidanza possa avere un impatto ancora più forte. La donna incinta si trova già in un periodo intenso di emozioni, positive e negative, che si alternano in rapida successione e a volte senza un motivo ben preciso. Vive molte preoccupazioni, non ultime quelle legate alla salute propria e del nascituro. Si interroga sul futuro e ciò che li attende, soprattutto dal punto di vista economico e lavorativo. Il corpo della donna incinta cambia di settimana in settimana, ponendola di fronte a sensazioni nuove, che possono essere interpretate come segnali di allarme e quindi generare ansia. Avere l’esperienza di un attacco di panico non è un pericolo di per sé ma se gli episodi si ripetono nel tempo e non vengono affrontati possono insorgere due ordini di problematiche:

  1. un incremento dei livelli di stress psicofisico, con possibili ricadute sulla salute del bambino;
  2. un aumento delle preoccupazioni riguardanti il futuro, con il rischio di non riuscire a regolarle a nascita avvenuta.

Principali cause degli attacchi di panico in gravidanza

In generale, gli attacchi di panico non hanno un’unica causa uguale per tutti, né è ancora chiaro perché ci siano persone più predisposte di altre.  Per ciò che riguarda la gravidanza, si può ipotizzare una predisposizione dovuta a un insieme di fattori genetici, ambientali e personali sollecitati da fattori scatenanti quali:

Fluttuazioni ormonali

Gli ormoni influenzano la regolazione delle emozioni, oltre a svolgere un importante ruolo nelle sensazioni fisiche. Una serie di intense fluttuazioni ormonali potrebbe quindi aumentare la probabilità di vivere un attacco di panico.

Attacchi di panico precedenti

Coloro le quali hanno già avuto attacchi di panico sono più inclini ad averne altri in gravidanza: l’esperienza passata porta a vivere le preoccupazioni con maggiore intensità e a provare più ansia in circostanze stressanti.

Eccessiva preoccupazione per la salute

Sapere ascoltare il proprio corpo è una risorsa positiva che rischia di essere controproducente nel momento in cui diventa una preoccupazione eccessiva. Chi trascorre molto tempo a concentrarsi sui sintomi fisici è maggiormente predisposto ad ansia e panico.

Come gestire gli attacchi di panico in gravidanza

Gli attacchi di panico generano un circolo vizioso: l’ansia acuta innesca una serie di reazioni corporee di allarme, questo allarme viene letto come un forte pericolo e l’ansia aumenta ancora di più. Da qui il timore di stare per morire da un momento all’altro.
Durante la gravidanza i sintomi dell’attacco di panico possono indurre a temere uno stato di pericolo per sé e il bambino ed è difficile riuscire a convincersi, anche a fronte di un controllo medico, che fisicamente è tutto sotto controllo. Ci saranno  sempre delle domande del tipo “e se…?” : e se fossimo in pericolo? E se stesse succedendo qualcosa al bambino? E se stessi trascurando un segnale di allarme? E se il medico avesse torto?

Tutti questi “e se…?” non fanno che aumentare ulteriormente l’ansia: ecco perché è importante affrontarli. Alcuni suggerimenti utili per gestirla possono essere:

Sottoporsi regolarmente ai controlli

Sapere che la gravidanza prosegue bene e che il futuro nascituro è sano può placare l’ansia. Svolgere regolarmente visite e analisi è un modo per rassicurarsi e sentirsi più serene. In questo senso, è importante che vi sia un buon rapporto con i curanti, dove sentirsi accolte e libere di poter portare dubbi e perplessità.

Imparare a riconoscere gli attacchi di panico

Conoscere ciò che maggiormente stimola le proprie ansie e capire quali sono i primi sintomi è di grande aiuto nella prevenzione e gestione degli attacchi di panico. Ad esempio, per molte persone l’iperventilazione è uno dei primi segnali: riconoscerla e imparare a gestirla può avere una funzione calmante.

Esercizi di rilassamento

Ci sono diverse tipologie di esercizi di rilassamento che possono essere utili nel contenere l’ansia: respirazione profonda, rilassamento muscolare progressivo, visualizzazione, tecniche dello yoga,… In diverse città sono ormai disponibili dei corsi di questo tipo: l’importante è sincerarsi che siano condotti da professionisti e che non vi siano eventuali controindicazioni mediche.

(Ri)scoprire gli aspetti positivi

La gravidanza porta con sé tante preoccupazioni ma anche – e soprattutto- momenti di gioia, felicità e divertimento. Riscoprire questi aspetti permette di distogliere il pensiero dalle negatività e dall’ansia. Non significa smettere di essere responsabili verso la salute propria e del bambino, anzi. Vuol dire prendersi cura di entrambi anche lasciandosi andare a momenti di positività, che vanno dal decorare la cameretta per il nascituro al regalarsi un trattamento di bellezza, dal comprare dei vestitini alla cena con le amiche più care.

Chiedere aiuto

Non c’è nulla di male nel provare un po’ d’ansia di fronte a un incognita così grande come la gravidanza, né gli attacchi di panico devono essere visti come una vergogna o una colpa. Molte donne hanno paura che ammettere di avere questo problema significhi in automatico essere delle cattive madri o, peggio ancora, “matte”. Al contrario, chiedere aiuto è un atto di responsabilità e amore verso se stesse e il bambino in arrivo.
Se l’ansia inizia a essere frequente e non si riesce a gestirla con i precedenti suggerimenti, è bene rivolgersi allo psicologo. Insieme si lavorerà sia sulle cause dell’ansia e del panico che sulla gestione dei sintomi, ad esempio attraverso alcune delle tecniche elencate sopra.

Dott.ssa Caterina Laria