Depressione Post partum

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L’arrivo di un bambino è solitamente un momento di festa e di gioia, celebrato diversamente a seconda dei contesti e delle culture.

Come potrebbe quindi una madre non essere al colmo della felicità? Soprattutto: come potrebbe non essere perfettamente pronta nel suo nuovo ruolo di genitrice, perfettamente sintonizzata sulle necessità del nuovo nato?

La realtà ci dice che, anche a distanza di un anno dal parto, i pensieri e le reazioni di una neo-mamma possono essere di tutt’altro genere:

Questi sono alcuni esempi di ciò che si trova a vivere una donna che sta attraversando una condizione di depressione post partum, cioè una forma di depressione generale che ha esordio entro le prima quattro settimane successive al parto.

I criteri del DSM 5 (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali ) per la depressione post partum richiedono che sia presente, quasi ogni giorno per un periodo di almeno due settimane:

Per parlare di depressione post partum inoltre essere presenti almeno 5 o più dei seguenti sintomi, perduranti per un periodo di almeno due settimane:

I sintomi causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo, o di altre aree importanti. Si presentano in modo conclamato tra le otto e le dodici settimane dopo il parto, periodo che è stato individuato come picco di insorgenza più frequente.

La depressione post partum si distingue dal baby blues, condizione di calo dell’umore che può essere reputata quasi fisiologica dopo il parto, in quanto più intensa e duratura nel tempo. Non va inoltre confusa con la psicosi post partum, un disturbo raro e molto più grave: la donna che ne soffre presenta stati di grande agitazione e confusione, gravi alterazione dell’umore e del comportamento e in sui spesso sono presenti allucinazioni e deliri.
Colpisce tra l’8-12% delle neomamme (fonte dati: Ministero della Salute) ed insorge generalmente tra la 6^ e la 12^ settimana dopo il parto. Secondo una ricerca Istat del 2008, su 576659 nascite almeno 46mila madri erano a rischio di depressione post partum.  A questi dati ufficiali va aggiunto il numero di coloro che non riescono a chiedere aiuto e/o non vengono adeguatamente supportate a farlo.

Cause #

La depressione post partum può avere cause diverse, riconducibili ad aspetti biologici, psicosociali e genetici:

Prevenzione #

La conoscenza dei fattori di rischio aiuta a sviluppare strategie preventive più efficaci. Basti pensare che le le nuove linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per il post partum prevedono un maggiore monitoraggio di madre e figlio nel corso del tempo, oltre ad interventi mirati di sostegno e consulenza sia fisica che psicologica.

In generale, tra i fattori di protezione troviamo:

Cura: l’importanza di una diagnosi precoce #

La depressione, se non trattata adeguatamente, rischia di trascinarsi a lungo con gravi effetti sulla relazione madre-figlio con conseguenze anche sulla salute fisica. Una persona depressa infatti può avere problematiche cardiache, immunologiche, endocrinologiche,…

Ciò che rende difficile chiedere aiuto in questi casi è il timore di essere considerate “inadeguate”, “indegne”, “incapaci”. Spesso c’è il timore che rivolgersi ai servizi sanitari possa implicare un allontanamento del bambino dalla famiglia.

A volte anche le persone care, pur animate dalle migliori intenzioni, ottengono l’effetto opposto: una  donna con depressione post partum non va trattata come una ragazzina pigra che va solo spronata a imparare qualcosa di nuovo. Spesso è difficile riconoscere e dare dignità alla sofferenza ma senza questi passaggi non può essere affrontata né superata.

La psicoterapia individuale permette di trovare un adeguato spazio di ascolto, accoglienza e ricostruzione di sé. A questo percorso se ne può affiancare uno di gruppo, utile al confronto guidato con altre donne che stanno attraversando, o hanno superato, una condizione simile e con le quali condividere il proprio vissuto.

Laddove lo specialista lo riterrà opportuno, possono essere somministrati farmaci ansiolitici o depressivi, ovviamente da assumere secondo le indicazioni mediche.

Dott.ssa Caterina Laria

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Di: Dott.ssa Caterina Laria / Pubblicato: