Depressione Postpartum

L’arrivo di un bambino è solitamente un momento di festa e di gioia, celebrato diversamente a seconda dei contesti e delle culture.

Come potrebbe quindi una madre non essere al colmo della felicità? Soprattutto: come potrebbe non essere perfettamente pronta nel suo nuovo ruolo di genitrice, perfettamente sintonizzata sulle necessità del nuovo nato?

La realtà ci dice che, anche a distanza di un anno dal parto, i pensieri e le reazioni di una neo-mamma possono essere di tutt’altro genere:

  • Senso di sopraffazione: “Non sono una buona madre e mai lo sarò: perché ho messo al mondo un figlio se non sono in grado di allevarlo“?
  • Senso di colpa: “Perché non riesco a vivermela meglio? Mio figlio di sicuro sente quanto sto male e soffre a sua volta.” “Perché non sono felice come dovrei?” “Perché non riesco a essere brava come le altre madri?
  • Assenza di istinto materno: “Perché non riesco ad avere quella connessione istintiva madre-figlio? Non ne sono capace.”
  • Confusione: “Perché succede proprio a me?
  • Irritazione,rabbia: “Perché il partner/mamma/sorella… non mi aiuta?” “Tutti e tutto mi irritano!” “Beate quelle che non hanno figli!” “Facile parlare, nessuno mi capisce!
  • Senso di vuoto “Non sento nulla…solo angoscia.
  • Profonda tristezza, pianto incontrollato
  • Senso di fallimento: “Non valgo nulla come madre e come donna…sono completamente inadeguata.”
  • Rapporto malsano con il cibo: inappetenza o eccessi.
  • Difficoltà a dormire: insonnia o sonno frammentato e assenza di riposo.
  • Mancanza di concentrazione: difficoltà a ricordare cose, parole, nomi. Difficoltà a prendere decisioni, anche quelle più banali.
  • Senso di disconnessione: “Mi sento fuori dal mondo…e se sparissi completamente?
  • Paura di impazzire e di non tornare più come prima del parto: “Sto diventando matta?!” “Non sarò mai più la stessa persona.”
  • Paura di essere mal giudicata: “Cosa penseranno gli altri di me?” “Perché non riesco ad essere all’altezza delle aspettative?” “E se mi togliessero il bambino?

Questi sono alcuni esempi di ciò che si trova a vivere una donna che sta attraversando una condizione di Depressione Postpartum, cioè una forma di depressione generale che ha esordio entro le prima quattro settimane successive al parto.

I criteri del DSM 5 (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali ) per questo disturbo richiedono che sia presente, quasi ogni giorno per un periodo di almeno due settimane:

  • umore depresso, per la maggior parte del tempo, quasi tutti i giorni, come riportato dall’individuo (per esempio si sente triste, vuoto, disperato) o come osservato da altri (per esempio appare lamentoso);
  • marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte della giornata, quasi ogni giorno.

Devono inoltre essere presenti almeno 5 o più dei seguenti sintomi, perduranti per un periodo di almeno due settimane:

  • significativa perdita di peso, senza essere a dieta, o aumento di peso, oppure diminuzione o aumento dell’appetito;
  • insonnia o ipersonnia quasi tutti i giorni;
  • agitazione o rallentamento psicomotorio quasi tutti i giorni;
  • faticabilità o mancanza di energia quasi tutti i giorni;
  • sentimenti di autovalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati quasi tutti i giorni;
  • ridotta capacità di pensare o di concentrarsi o indecisione quasi tutti i giorni;
  • pensieri ricorrenti di morte, ricorrente idea suicidaria senza un piano specifico, o un tentativo di suicidio, o l’ideazione di un piano specifico per commettere suicidio.

I sintomi causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo, o di altre aree importanti. Si presentano in modo conclamato tra le otto e le dodici settimane dopo il parto, periodo che è stato individuato come picco di insorgenza più frequente.

Si distingue dal baby blues, condizione di calo dell’umore che può essere reputata quasi fisiologica dopo il parto, in quanto più intensa e duratura nel tempo. Non va inoltre confusa con la psicosi postpartum, un disturbo raro e molto più grave: la donna che ne soffre presenta stati di grande agitazione e confusione, gravi alterazione dell’umore e del comportamento e in sui spesso sono presenti allucinazioni e deliri.
Colpisce tra l’8-12% delle neomamme (fonte dati: Ministero della Salute) ed insorge generalmente tra la 6^ e la 12^ settimana dopo il parto. Secondo una ricerca Istat del 2008, su 576659 nascite almeno 46mila madri erano a rischio di depressione postpartum.  A questi dati ufficiali va aggiunto il numero di coloro che non riescono a chiedere aiuto e/o non vengono adeguatamente supportate a farlo.

Fattori di rischio

La depressione post partum può avere cause diverse, riconducibili ad aspetti biologici, psicosociali e genetici:

  • Presenza di una problematica depressiva precedente nella storia di vita della donna: si stima che possa aumentare del 50% la probabilità di soffrire di questo disturbo.
  • Familiarità di disturbi depressivi: i parenti di primo grado di una persona con disturbo depressivo maggiore hanno un rischio 2-3 volte più alto di avere nella loro vita un episodio depressivo.
  • Vulnerabilità o sensibilità ormonale: i grossi cambiamenti ormonali che si verificano in gravidanza e dopo il parto possono creare uno squilibrio nella regolazione dei processi che controllano le emozioni e il tono dell’umore.
  • Eventi di vita stressanti: lutti o malattie gravi di persone care, perdita del lavoro, gravidanze problematiche o ravvicinate,…
  • Contesti sfavorevoli: difficoltà economiche e sociali, gravidanze indesiderate, scarsità o assenza di supporto sociale, conflittualità con il partner.

Fattori protettivi

La conoscenza dei fattori di rischio aiuta a sviluppare strategie preventive più efficaci. Basti pensare che le le nuove linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per il postpartum prevedono un maggiore monitoraggio di madre e figlio nel corso del tempo, oltre ad interventi mirati di sostegno e consulenza sia fisica che psicologica.

In generale, tra i fattori di protezione troviamo:

  • Ambiente attento ai bisogni della madre: spesso si pensa solo alle esigenze del bambino. Anche la madre ha bisogno di un contesto che la sostenga, per questo è importante alleviarle il carico delle incombenze domestiche, aiutarla nella cura del neonato, ascoltarla e limitare le visite di amici e parenti a casa qualora siano fonte di stress.
  • Riposo adeguato nelle prime settimane dopo il parto: insieme a una dieta buona e bilanciata, permette di lasciare alla madre il tempo di ritrovare le energie e abituarsi alla sua nuova condizione, dopo i grossi cambiamenti della gravidanza.
  • Buona rete sociale: avere intorno a sé partner, familiari e amici supportivi consente di avere uno spazio in cui sentirsi accolta e dove poter portare le proprie difficoltà senza essere giudicata e potersi confrontare in maniera costruttiva.

Cure: l’importanza di una diagnosi precoce

La depressione, se non trattata adeguatamente, rischia di trascinarsi a lungo con gravi effetti sulla relazione madre-figlio con conseguenze anche sulla salute fisica. Una persona depressa infatti può avere problematiche cardiache, immunologiche, endocrinologiche,…

Ciò che rende difficile chiedere aiuto in questi casi è il timore di essere considerate “inadeguate”, “indegne”, “incapaci”. Spesso c’è il timore che rivolgersi ai servizi sanitari possa implicare un allontanamento del bambino dalla famiglia.

A volte anche le persone care, pur animate dalle migliori intenzioni, ottengono l’effetto opposto: una  donna con depressione postpartum non va trattata come una ragazzina pigra che va solo spronata a imparare qualcosa di nuovo. Spesso è difficile riconoscere e dare dignità alla sofferenza ma senza questi passaggi non può essere affrontata né superata.

La psicoterapia individuale permette di trovare un adeguato spazio di ascolto, accoglienza e ricostruzione di sé. A questo percorso se ne può affiancare uno di gruppo, utile al confronto guidato con altre donne che stanno attraversando, o hanno superato, una condizione simile e con le quali condividere il proprio vissuto.

Laddove lo specialista lo riterrà opportuno, possono essere somministrati farmaci ansiolitici o depressivi, ovviamente da assumere secondo le indicazioni mediche.

Dott.ssa Caterina Laria

Dott.ssa Caterina Laria

Caterina Laria, psicoterapeuta di professione e per passione. Da sempre incuriosita dalle potenzialità dell’animo umano, crede che il bello della vita sia scoprire cose nuove. Nel tempo libero legge, scrive su internet e su carta, ascolta musica rock e coltiva una serie di hobby che non conclude mai. Vive e lavora come libera professionista a Torino.

Articolo aggiornato il: dicembre 21, 2016 at 14:56 pm

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