depressione post partum

Depressione Postpartum

Scritto da Dott.ssa Caterina Laria. Ultimo aggiornamento:

L’arrivo di un bambino è solitamente un momento di festa e di gioia, celebrato diversamente a seconda dei contesti e delle culture.

Come potrebbe quindi una madre non essere al colmo della felicità? Soprattutto: come potrebbe non essere perfettamente pronta nel suo nuovo ruolo di genitrice, perfettamente sintonizzata sulle necessità del nuovo nato?

La realtà ci dice che, anche a distanza di un anno dal parto, i pensieri e le reazioni di una neo-mamma possono essere di tutt’altro genere:

  • Senso di sopraffazione: “Non sono una buona madre e mai lo sarò: perché ho messo al mondo un figlio se non sono in grado di allevarlo“?
  • Senso di colpa: “Perché non riesco a vivermela meglio? Mio figlio di sicuro sente quanto sto male e soffre a sua volta.” “Perché non sono felice come dovrei?” “Perché non riesco a essere brava come le altre madri?
  • Assenza di istinto materno: “Perché non riesco ad avere quella connessione istintiva madre-figlio? Non ne sono capace.”
  • Confusione: “Perché succede proprio a me?
  • Irritazione,rabbia: “Perché il partner/mamma/sorella… non mi aiuta?” “Tutti e tutto mi irritano!” “Beate quelle che non hanno figli!” “Facile parlare, nessuno mi capisce!
  • Senso di vuoto “Non sento nulla…solo angoscia.
  • Profonda tristezza, pianto incontrollato
  • Senso di fallimento: “Non valgo nulla come madre e come donna…sono completamente inadeguata.”
  • Rapporto malsano con il cibo: inappetenza o eccessi.
  • Difficoltà a dormire: insonnia o sonno frammentato e assenza di riposo.
  • Mancanza di concentrazione: difficoltà a ricordare cose, parole, nomi. Difficoltà a prendere decisioni, anche quelle più banali.
  • Senso di disconnessione: “Mi sento fuori dal mondo…e se sparissi completamente?
  • Paura di impazzire e di non tornare più come prima del parto: “Sto diventando matta?!” “Non sarò mai più la stessa persona.”
  • Paura di essere mal giudicata: “Cosa penseranno gli altri di me?” “Perché non riesco ad essere all’altezza delle aspettative?” “E se mi togliessero il bambino?

Questi sono alcuni esempi di ciò che si trova a vivere una donna che sta attraversando una condizione di depressione postpartum, cioè una forma di depressione generale che ha esordio entro le prima quattro settimane successive al parto.

I criteri del DSM 5 (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali ) per la depressione post partum richiedono che sia presente, quasi ogni giorno per un periodo di almeno due settimane:

  • umore depresso, per la maggior parte del tempo, quasi tutti i giorni, come riportato dall’individuo (per esempio si sente triste, vuoto, disperato) o come osservato da altri (per esempio appare lamentoso);
  • marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte della giornata, quasi ogni giorno.

Per parlare di depressione postpartum inoltre essere presenti almeno 5 o più dei seguenti sintomi, perduranti per un periodo di almeno due settimane:

  • significativa perdita di peso, senza essere a dieta, o aumento di peso, oppure diminuzione o aumento dell’appetito;
  • insonnia o ipersonnia quasi tutti i giorni;
  • agitazione o rallentamento psicomotorio quasi tutti i giorni;
  • faticabilità o mancanza di energia quasi tutti i giorni;
  • sentimenti di autovalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati quasi tutti i giorni;
  • ridotta capacità di pensare o di concentrarsi o indecisione quasi tutti i giorni;
  • pensieri ricorrenti di morte, ricorrente idea suicidaria senza un piano specifico, o un tentativo di suicidio, o l’ideazione di un piano specifico per commettere suicidio.

I sintomi causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo, o di altre aree importanti. Si presentano in modo conclamato tra le otto e le dodici settimane dopo il parto, periodo che è stato individuato come picco di insorgenza più frequente.

La depressione postpartum si distingue dal baby blues, condizione di calo dell’umore che può essere reputata quasi fisiologica dopo il parto, in quanto più intensa e duratura nel tempo. Non va inoltre confusa con la psicosi postpartum, un disturbo raro e molto più grave: la donna che ne soffre presenta stati di grande agitazione e confusione, gravi alterazione dell’umore e del comportamento e in sui spesso sono presenti allucinazioni e deliri.
Colpisce tra l’8-12% delle neomamme (fonte dati: Ministero della Salute) ed insorge generalmente tra la 6^ e la 12^ settimana dopo il parto. Secondo una ricerca Istat del 2008, su 576659 nascite almeno 46mila madri erano a rischio di depressione postpartum.  A questi dati ufficiali va aggiunto il numero di coloro che non riescono a chiedere aiuto e/o non vengono adeguatamente supportate a farlo.

Fattori di rischio

La depressione post partum può avere cause diverse, riconducibili ad aspetti biologici, psicosociali e genetici:

  • Presenza di una problematica depressiva precedente nella storia di vita della donna: si stima che possa aumentare del 50% la probabilità di soffrire di questo disturbo.
  • Familiarità di disturbi depressivi: i parenti di primo grado di una persona con disturbo depressivo maggiore hanno un rischio 2-3 volte più alto di avere nella loro vita un episodio depressivo.
  • Vulnerabilità o sensibilità ormonale: i grossi cambiamenti ormonali che si verificano in gravidanza e dopo il parto possono creare uno squilibrio nella regolazione dei processi che controllano le emozioni e il tono dell’umore.
  • Eventi di vita stressanti: lutti o malattie gravi di persone care, perdita del lavoro, gravidanze problematiche o ravvicinate,…
  • Contesti sfavorevoli: difficoltà economiche e sociali, gravidanze indesiderate, scarsità o assenza di supporto sociale, conflittualità con il partner.

Fattori protettivi

La conoscenza dei fattori di rischio aiuta a sviluppare strategie preventive più efficaci. Basti pensare che le le nuove linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per il postpartum prevedono un maggiore monitoraggio di madre e figlio nel corso del tempo, oltre ad interventi mirati di sostegno e consulenza sia fisica che psicologica.

In generale, tra i fattori di protezione troviamo:

  • Ambiente attento ai bisogni della madre: spesso si pensa solo alle esigenze del bambino. Anche la madre ha bisogno di un contesto che la sostenga, per questo è importante alleviarle il carico delle incombenze domestiche, aiutarla nella cura del neonato, ascoltarla e limitare le visite di amici e parenti a casa qualora siano fonte di stress.
  • Riposo adeguato nelle prime settimane dopo il parto: insieme a una dieta buona e bilanciata, permette di lasciare alla madre il tempo di ritrovare le energie e abituarsi alla sua nuova condizione, dopo i grossi cambiamenti della gravidanza.
  • Buona rete sociale: avere intorno a sé partner, familiari e amici supportivi consente di avere uno spazio in cui sentirsi accolta e dove poter portare le proprie difficoltà senza essere giudicata e potersi confrontare in maniera costruttiva.

Cure: l’importanza di una diagnosi precoce

La depressione, se non trattata adeguatamente, rischia di trascinarsi a lungo con gravi effetti sulla relazione madre-figlio con conseguenze anche sulla salute fisica. Una persona depressa infatti può avere problematiche cardiache, immunologiche, endocrinologiche,…

Ciò che rende difficile chiedere aiuto in questi casi è il timore di essere considerate “inadeguate”, “indegne”, “incapaci”. Spesso c’è il timore che rivolgersi ai servizi sanitari possa implicare un allontanamento del bambino dalla famiglia.

A volte anche le persone care, pur animate dalle migliori intenzioni, ottengono l’effetto opposto: una  donna con depressione postpartum non va trattata come una ragazzina pigra che va solo spronata a imparare qualcosa di nuovo. Spesso è difficile riconoscere e dare dignità alla sofferenza ma senza questi passaggi non può essere affrontata né superata.

La psicoterapia individuale permette di trovare un adeguato spazio di ascolto, accoglienza e ricostruzione di sé. A questo percorso se ne può affiancare uno di gruppo, utile al confronto guidato con altre donne che stanno attraversando, o hanno superato, una condizione simile e con le quali condividere il proprio vissuto.

Laddove lo specialista lo riterrà opportuno, possono essere somministrati farmaci ansiolitici o depressivi, ovviamente da assumere secondo le indicazioni mediche.

Dott.ssa Caterina Laria

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