Fecondazione assistita: in cosa consiste

Author: Amelia Lucia Category: Concepimento Tempo di lettura: 5 min

Si parla spesso di procreazione assistita, senza sapere esattamente di cosa si tratti. Soprattutto perché non ne esiste un solo tipo: scopriamo le diverse varianti.

Siringa a e microscopio in laboratorio

“Fecondazione assistita” non è un concetto assoluto, bensì una sorta di “espressione ombrello” che contiene al suo interno diverse tecniche e varianti, tutte finalizzate al concepimento.

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Il Ministero della Salute parla di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), e spiega che questa comprende “tutti quei procedimenti che comportano il trattamento di ovociti umani, di spermatozoi o embrioni nell’ambito di un progetto finalizzato a realizzare una gravidanza”.

Talvolta infatti, come è noto, esistono storie personali o situazioni fisiologiche che impediscono di raggiungere l’obiettivo di una gravidanza in maniera tradizionale. In questi casi, il ricorso a una delle diverse tecniche di PMA può permettere di realizzare il sogno di avere un bambino.

Per chi è indicata la PMA

Si può fare ricorso alla procreazione medicalmente assistita in tutti quei casi in cui il concepimento spontaneo si è rivelato impossibile, o remoto, nonostante il ricorso a trattamenti o farmaci specifici.

La casistica è varia: si va dall’infertilità conclamata ai casi in cui, nonostante la mancanza di cause apparenti, i tentativi di concepimento sono infruttuosi nonostante lunghi periodi di tentativi, dai valori spermatici troppo bassi nell’uomo alle donne con tube chiuse o troppo danneggiate. I

In tutti i casi, prima di valutare se fare ricorso alla procreazione assistita e di decidere eventualmente a quale procedura rivolgersi, ai dati a disposizione andranno incrociati anche quelli relativi all’età della donna e al tempo di ricerca di un concepimento, oltre ovviamente ad altre caratteristiche personali come massa corporea, morfologia ovarica ed eventuali patologie.

In vivo e in vitro (primo e secondo livello)

In genere, si individuano due livelli di PMA. La fecondazione assistita cosiddetta di primo livello comprende tutto l’insieme di tecniche e metodiche realizzate “in vivo”, ovvero all’interno del corpo femminile.

Di secondo livello sono invece le tecniche cosiddette “in vitro”, vale a dire quando la fecondazione – ovvero l’incontro fra spermatozoo e ovocita – avviene al di fuori del corpo, in laboratorio.

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Il medico che la esegue e la struttura di assistenza alla procreazione si occuperanno, dopo un’attenta diagnosi e colloqui, di stabilire di volta in volta se prediligere una fecondazione in vivo o optare per quella in vitro, e da lì muovere verso la tecnica specifica.

Esiste anche, assai più rara, la fecondazione di terzo livello, che comprende procedure che rappresentano una vera e propria operazione, con tanto di ricovero e sedazione completa.

Non entreremo nel merito di quest’ultima in questo articolo, limitandoci a citare le tecniche che include: trasferimento intratubarico dei gameti maschili e femminili (GIFT) per via laparoscopica, prelievo microchirurgico di gameti dal testicolo e prelievo degli ovociti per via laparoscopica.

Le principali forme di fecondazione

Tra le principali forme di PMA effettuate in vivo troviamo la stimolazione ovarica e l’inseminazione intrauterina.

La prima, che può essere un trattamento a sé stante come la prima parte di un programma più articolato, consiste in una terapia ormonale finalizzata a indurre l’ovulazione, o più specificatamente la maturazione di più follicoli ovarici, il tutto finalizzato ad avere a disposizione più ovociti per la fecondazione. La stimolazione ovarica per via sottocutanea, con iniezioni quotidiane (per cicli di 14 giorni) che si possono fare da sole.

L’inseminazione intrauterina invece prevede, dopo l’introduzione sottocutanea di un ormone follicolo-stimolante, il trasferimento in utero attraverso l’impiego di un catetere degli spermatozoi precedentemente trattati in laboratorio, durante il periodo periovulatorio: l’idea è quella di rendere più breve e agevole il percorso degli spermatozoi verso gli ovociti, favorendo l’incontro dei gameti al fine del concepimento. Si tratta di una tecnica piuttosto semplice e non particolarmente invasiva.

FIVET E ICSI

Tra le principali tecniche di PMA in vitro, troviamo soprattutto la FIVET e la ICSI, due modalità di concepimento con un simile punto di partenza e alcune significative differenze.

La FIVET, che sta per “fecondazione in vitro con trasferimento dell’embrione”, consente l’incontro tra spermatozoo ed embrione all’esterno dell’utero passando per diverse fasi: dopo una fase di stimolazione ovarica, si passa al “Pick-up”, il prelievo di ovociti attraverso prelievo transvaginale, e parallelamente alla raccolta di liquido seminale, per poi procedere alla fecondazione in vitro e, successivamente, dopo un periodo che può variare, al trasferimento dell’embrione nell’utero, mentre i restanti embrioni vengono congelati.

La ICSI (acronimo di Intracytoplasmatic Sperm Injection, ovvero iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi) differisce dalla precedente pratica perché in questo caso l’incontro fra i gameti avviene meccanicamente, appunto iniettando direttamente gli spermatozoi nell’ovulo in provetta, mentre le successive fasi sono analoghe.

Più recente della FIVET, la tecnica ICSI viene in genere privilegiata in caso di infertilità maschile. Ad ogni modo, come sempre, sarà il centro specialistico a cui ci si rivolge a consigliare la procedura più adeguata a seconda dei casi

Omologa ed eterologa

Oltre che alla distinzione fra in vivo e in vitro, quando si tratteggiano le macrocategorie della fecondazione assistita si tende anche a fare la divisione fra omologa ed eterologa.

La prima, la PMA cosiddetta omologa, include procedure e tecniche che comprendono l’utilizzo dei gameti (spermatozoi o ovociti) dei membri della coppia.

La seconda, la PMA eterologa, richiede invece l’uso di ovociti o spermatozoi di provenienza esterna.

Quando ricorrere alla eterologa

Nelle PMA eterologhe, si fa ricorso alla donazione esterna di gameti, ovvero al ricorso di un donatore di seme o una donatrice di ovociti. Il primo caso è consentito quando il partner maschile mostra una comprovata infertilità di grado alto, una severa disfunzione eiaculatoria, problemi genetici, un’infezione incurabile e sessualmente trasmissibile, o anche in casi in cui  il partner maschile è Rh-positivo e  la partner femminile è Rh-negativo e gravemente isoimmunizzata.

Alla donazione di ovociti si accede invece nei seguenti casi: ridotta riserva ovarica dopo il fallimento di fecondazione omologa, ipogonadismo femminile, età riproduttiva avanzata, problemi genetici e  fattore iatrogeno di infertilità (causato cioè da precedenti trattamenti medici).

Uno scenario complesso

Benché legale in Italia (una sentenza della Corte Costituzionale del 2014 ha fatto cadere il divieto di ricorso a tali tecniche), la fecondazione eterologa può trovare diversi ostacoli, tra cui anche la difficoltà di trovare donatori, soprattutto tra le donne.

Per evitare il commercio di gameti, infatti, le donazioni devono essere volontarie e gratuite, e non è immediato trovare una donatrice disposta a sottoporsi a cure ormonali e trattamenti in sala operatoria per aiutare un’altra coppia ad avere un figlio.

In Italia, poi, restano vietati i ricorsi a madri surrogate, la donazione di embrioni, la fecondazione se uno dei due partner è deceduto, l’eterologa per single o coppie omosessuali.

Si tratta di uno scenario in evoluzione e di un campo molto vasto che comprende non solo varie specificità al suo interno, ma anche ramificazioni che impattano sul discorso politico, sociale e anche etico.


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