Gravidanza e paure

La gravidanza e la nascita di un figlio sono eventi straordinari, cioè che esulano dalla normale vita quotidiana.

Aspettare un bambino comporta un carico di eccitazione e aspettative, ma come tante altre novità nella vita può significare anche stress, ansie e preoccupazioni per il futuro che verrà. Questo capita non solo a chi è alla prima gravidanza ma – in misura diversa a seconda delle situazioni- anche a chi ha già avuto figli.

Alcuni esempi di paure delle future mamme sono:

  • Sarò una brava madre? Saremo bravi genitori?
  • Come cambierà il mio corpo? Se ingrasserò tanto poi tornerò come prima?
  • E se ci fossero complicazioni?
  • Sarò in grado di partorire? Farà così tanto male?
  • Come cambierà la mia vita? Come farò a conciliare casa, lavoro e bambino?
  • Cosa penseranno di me i miei cari nel caso in cui dovessi avere difficoltà? Mi sosterranno o verrò giudicata?
  • Come cambierà la nostra vita di coppia?

Da due a tre

Gravidanza e paureIl benessere della coppia gioca un ruolo molto importante: se la notizia di un bambino in arrivo giunge in una fase di crisi, le problematiche già presenti potrebbero inasprirsi. Anche nelle coppie che vivono una situazione di benessere, una gravidanza inaspettata potrebbe rappresentare un grosso momento di difficoltà nel caso in cui i partner abbiano obiettivi di vita diversi, magari legati a età o condizioni lavorative ed economiche.

Non dimentichiamo inoltre coloro che hanno cercato a lungo un bambino: sentiranno ancora di più il peso delle responsabilità, soprattutto se vengono da una storia fatta di gravidanze non portate a termine.

Nove mesi, tanti cambiamenti

venticinquesima settimana di gravidanza - fotoSebbene le preoccupazioni riguardanti la gravidanza possano essere condivise con il partner, in molti casi è la donna a viverne il maggior peso, trovandosi ad affrontare una serie di cambiamenti fisici e psicologici. Per le future madri single, ancor di più, è importante poter contare su una buona rete di supporto e aiuto.

Le donne devono destreggiarsi tra nausee, stanchezza, dolori di vario tipo. Devono star attente a non ammalarsi per evitare complicazioni per sé e il bambino. Devono modificare la propria dieta, togliendo alcuni alimenti e integrandone altri. Devono stare attente a non ingrassare troppo, ma nemmeno a privare il bambino dei nutrienti necessari. Devono organizzarsi sul lavoro e gestire  l’iter burocratico connesso alla maternità. Devono ricordarsi tutti gli appuntamenti medici, gli esami e i controlli. Devono pensare a tutto ciò che va fatto prima della nascita del bambino. Devono subire sbalzi ormonali ed emotivi. Devono ascoltare educatamente i consigli non richiesti ma erogati a fin di bene. Devono non dimenticarsi di essere donne, ma non troppo perché hanno un figlio cui pensare.

Devono, devono, devono.

La rete sociale

3 settimana di gravidanzaCome si è già detto, la rete sociale riveste un ruolo molto importante. Dal momento che nessun bambino viene al mondo con il libretto di istruzioni (!) è importante che la futura mamma possa avere a disposizione delle persone fidate e affidabili con cui consultarsi, sfogarsi, confrontarsi. In questo senso, spesso i racconti di amiche, parenti (o della propria madre) rischiano di avere l’effetto contrario: anziché tranquillizzare, aumentano le preoccupazioni. Vengono narrate storie di travagli durati per giorni, dolori indescrivibili e ogni genere di atrocità, tant’è che ascoltandole non si capisce come abbiano fatto a uscirne (più o meno) indenni. Inoltre, sono in continuo aumento i programmi televisivi ambientati nei reparti di ostetricia e gli special dedicati ai parti imminenti di star e starlette. Infine, internet: nei forum dedicati alla maternità si può trovare tutto e il contrario di tutto; chi cerca di tranquillizzarsi per un aspetto finisce per preoccuparsi per altri dieci.

Particolarmente importante è il tema del giudizio: può capitare che la donna incinta tema di confrontarsi – anche con gli esperti che la seguono – per timore di essere giudicata perché fa domande delle quali dovrebbe già conoscere le risposte.

Da figlie a madri

La genitorialità rappresenta un grosso punto di svolta nel proprio ciclo di vita. La donna sa che da questo momento in poi non sarà più solo figlia, sorella, compagna,… ma mamma lei stessa. Avrà la responsabilità di un altro essere vivente e si domanda se riuscirà a proteggerlo. Le persone intorno a lei cominciano a vederla anche sotto questa nuova veste, contribuendo a riconoscerle questo ruolo, in aggiunta a quelli che già riveste.

Quando una donna si appresta a diventare madre, inevitabile è il paragone con la coppia genitoriale che lei stessa ha avuto. Ci saranno cose che vorrà poter ripetere allo stesso modo e altre che vorrà assolutamente evitare. Alcuni comportamenti che le erano incomprensibili da bambina potranno ora esserle più chiari, su altri continuerà a non essere d’accordo.

Se il rapporto con i suoi genitori è positivo, riuscirà a confrontarsi con loro i maniera aperta, trovando l’appoggio di cui necessita in questi mesi speciali della sua vita. Nelle situazioni più conflittuali ci sarà qualche difficoltà in più, ma non è detto che i problemi già presenti rimangano tali: c’è pur sempre un nipote in arrivo e una futura mamma bisognosi di amore e affetto.

Le donne che hanno vissuto un lutto genitoriale potranno vivere la maternità con uno stato d’animo più nostalgico, rimpiangendo di non poter condividere le loro emozioni con il genitore venuto a mancare. Possono emergere anche sentimenti ambivalenti, fatti di rabbia nei riguardi del lutto, anche a seconda delle circostanze e delle età in cui è avvenuto. In questi casi è bene che la futura mamma trovi supporto nell’elaborazione di questi sentimenti, eventualmente consultando uno specialista.

La paura di “impazzire”

In mezzo a tante preoccupazioni, più di una donna incinta potrà pensare di essere sull’orlo di una vera e propria crisi di nervi.

Tenendo conto che durante la gravidanza si attraversa una sorta di tempesta ormonale ed emotiva, è importante che la donna possa sentirsi sostenuta nel caso in cui avverta il suo carico come eccessivo. Consultarsi con uno psicologo non vuol dire ammettere di non essere una buona madre, bensì richiedere uno supporto mirato al benessere proprio e del bambino che è in grembo. La futura madre potrà così potenziare le proprie risorse e scoprirne di nuove, rinforzandosi in vista degli ulteriori cambiamenti che subentreranno dopo il parto.

Dott.ssa Caterina Laria

immagine: MeganDarling / CC (BY-NC-ND)

Dott.ssa Caterina Laria

Caterina Laria, psicoterapeuta di professione e per passione. Da sempre incuriosita dalle potenzialità dell’animo umano, crede che il bello della vita sia scoprire cose nuove. Nel tempo libero legge, scrive su internet e su carta, ascolta musica rock e coltiva una serie di hobby che non conclude mai. Vive e lavora come libera professionista a Torino.

Articolo aggiornato il: settembre 29, 2016 at 11:06 am

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