L’isterectomia, totale, parziale o radicale. Conseguenze e convalescenza

L’isterectomia, totale, parziale o radicale. Conseguenze e convalescenza

Scritto da Adele Paparotti. Ultimo aggiornamento:

L’isterectomia è un’intervento chirurgico per la rimozione dell’utero. A volte può anche comportare la rimozione di strutture circostanti. Viene considerato un procedimento sicuro.

E’ l’intervento più comune nelle donne dopo un taglio cesareo. Secondo le ultime statistiche, all’età di 60 anni, in Italia lo ha subito una donna su sei(1).

Dopo la rimozione dell’utero, la donna non può più rimanere incinta.

Quando questo intervento può rivelarsi necessario

L’isterectomia viene solitamente utilizzata in presenza di alcuni problemi di salute femminili come, ad esempio, quando si è in presenza di,

  • fibromi dell’utero (una le ragioni più comuni per l’intervento di isterectomia);
  • endometriosi (un’accumulo anomalo di cellule endometriali fuori dall’utero);
  • problemi di supporto pelvico (come il prolasso uterino);
  • sanguinamento uterino anormale;
  • dolore pelvico cronico;
  • cancro ginecologico (una neoplasia che colpisce soprattutto l’utero).

In alcuni casi, prima di eseguire un’intervento di isterectomia, è possibile provare ad utilizzare dei medicinali specifici od anche provare a rimanere incinte.

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Alcune donne infatti preferiscono aspettare di fare un’isterectomia solo dopo che hanno “allargato” la loro famiglia.

Se non opti per l’isterectomia, tieni a mente che in futuro potresti necessitare di altri tipi di trattamenti.

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Tipologie d’intervento di strettoia

Esistono diverse tipologie d’interventi per la rimozione dell’utero. La principale distinzione è fra,

  • un’isterectomia totale: viene rimosso l’utero intero, compresa la cervice.
  • un’isterectomia subtotale (parziale): la parte superiore dell’utero viene rimossa, ma la cervice rimane intatta; questo tipo di isterectomia può essere eseguito solamente tramite laparoscopia.
  • un’isterectomia radicale: questo tipo di isterectomia totale comprende anche la rimozione delle strutture circostanti; di solito viene raccomandata quando si sospetta o si è di fronte, ad una diagnosi di cancro.

Come viene eseguita

L’isterectomia può essere fatta seguendo diverse modalità:

attraverso la vagina

  • L’utero viene rimosso tramite la vagina, quindi non viene eseguita nessuna incisione addominale.
  • Questo tipo di isterectomia tuttavia non può essere eseguito su tutte le donne. Per esempio, quelle che presentano delle adesioni a causa di un’intervento precedente, o che hanno un utero particolarmente grande, non possono sottoporsi a questo tipo d’intervento.
  • L’isterectomia vaginale generalemente causa meno complicanze rispetto a quella laparoscopica o a quella addominale.
  • Il tempo di guarigione dovrebbe essere più corto, con un ritorno più veloce della paziente alle attività della vita quotidiana.
  • Quando possibile, questa è sempre consigliabile come la prima opzione.

attraverso l’addome

  • L’utero viene rimosso tramite un’incisione eseguita nella parte inferiore dell’addome:in questo modo il chirurgo avrà una chiara visione degli organi pelvici.
  • L’isterectomia addominale può essere eseguita anche nel caso siano presenti adesioni, o quando l’utero è di grandi dimensioni.
  • Tuttavia, questo tipo d’isterectomia è associato ad un maggiore rischio di sviluppare delle complicanze, come un’infezione della ferita, dei sanguinamenti, dei coaguli di sangue, dei danni ai tessuti o ai nervi.
  • Di solito, necessita di un ricovero e di un tempo di guarigione più lungo.

tramite laparoscopia

  • Necessita solo l’esecuzione di alcune piccole incisioni (di circa un centimetro) nell’addome.
  • Un laparoscopio viene quindi inserito in una delle incisioni, così che il chirurgo possa osservare gli organi pelvici.
  • Il chirurgo poi utilizza appositi strumenti, inseriti attraverso un’altra incisione, per la rimozione vera e propria dell’organo.
  • L’utero può quindi essere rimosso dividendolo in parti più piccole, e viene estratto tramite un’incisione più grossa nell’addome, o attraverso la vagina (isterectomia laparoscopica vaginale).
  • Questo tipo di laparoscopia può essere anche assistita da un robot controllato dal chirurgo, ma (in generale) non è dimostrato che questo tipo di intervento sia migliore rispetto a quello eseguito manualmente.
  • Rispetto all’isterectomia addominale, la chirurgia laparoscopica è meno dolorosa; presenta un rischio minore di infezioni, e necessita di un tempo di ricovero più corto, per cui la paziente torna presto alla sua vita normale.
  • Tuttavia, anche la chirurgia laparoscopica presenta anche dei rischi: l’intervento può essere particolarmente lungo, specialmente se eseguito da un robot; inoltre esiste un rischio maggiore di danneggiamenti del tratto urinario e degli altri organi.

La scelta del tipo d’intervento, dipende dal motivo per cui la paziente si sta sottoponendo all’intervento, e da altri fattori.

Talvolta, il chirurgo prende la decisione dopo l’inizio dell’operazione per poter valutare meglio gli eventuali problemi presenti.

Oltre alla cervice e all’utero, ci sono altri organi che possono essere rimossi durante un’isterectomia totale: se sono anormali – ad esempio se sono affette da endometriosi – una o entrambe le ovaie e le tube di Falloppio possono essere tolte.

Queste procedure vengono definite,

  • salpingo-ooforectomia – quando si rimuovono sia le tube che le ovaie;
  • salpingectomia – quando vengono rimosse solo le tube di Falloppio;
  • ovariectomia – quando vengono rimosse solo le ovaie.

Il chirurgo può non sapere fino al momento dell’intervento, se si renda necessario o meno rimuovere le tube e le ovaie.

Le donne a rischio di cancro ovarico o di cancro al seno – allo scopo di ridurre il rischi -possono decidere di rimuovere le ovaie anche se queste sono sane. In questo caso si parla di salpingo-ooforectomia selettiva.

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Le conseguenze e le possibili complicazioni

Se le ovaie vengono rimosse prima della menopausa, la paziente svilupperà immediatamente i segni e i sintomi della fine dell’età fertile, e potrebbe anche essere ad un rischio maggiore di sviluppare un’osteoporosi.

Per limitare l’insorgere di questi sintomi, il medico potrebbe decidere di prescrivere una terapia ormonale sostitutiva, limitando anche il rischio di osteoporosi. La terapia ormonale dev’essere iniziata immediatamente dopo l’intervento.

Se la paziente è particolarmente a rischio, possono essere prescritti anche altri medicinali contro l’osteoporosi.

Le complicanze sono più frequenti dopo un’isterectomia addominale. Alcune donne hanno maggiori probabilità di avere delle complicazioni rispetto ad altre: ad esempio, se la paziente ha altri problemi di salute, potrebbe essere maggiormente a rischio per quanto riguarda i problemi legati all’anestesia.

La convalescenza dopo l’intervento

Ci vuole del tempo per riprendersi da un’isterectomia.

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Nei primi giorni la paziente avvertirà del dolore, ma è possibile limitarlo grazie ai farmaci antidolorifici.

Potrebbe essere necessario rimanere in ospedale per qualche giorno dopo l’intervento. La durata della degenza ospedaliera dipenderà dal tipo di isterectomia e da come è stata eseguita.

Dopo l’intervento, verrà richiesto alla donna di ricominciare a camminare il prima possibile, poiché camminare aiuta a prevenire la formazione di coaguli di sangue nelle gambe.

È inoltre possibile che vengano prescritte delle medicine o altre cure per aiutare a prevenire questa evenienza.

Come già menzionato, i primi giorni dopo l’intervento sono quelli più dolorosi: per questo, solitamente vengono somministrati dei farmaci per alleviare il dolore.

La paziente noterà delle perdite di sangue e di fluidi dalla vagina per diverse settimane, per cui dopo l’intervento è consigliabile utilizzare degli assorbenti.

Dopo la maggior parte delle isterectomie, è comune la stitichezza. Alcune donne, dopo un’isterectomia, hanno anche dei temporanei problemi con lo svuotamento della vescica.

Altri effetti conseguenti a questi interventi possono essere anche di tipo psicologico: non è raro infatti che la paziente abbia una risposta emotiva all’isterectomia.

È possibile infatti che le donne si sentano depresse per non essere più in grado di generare figli o – al contrario – che si sentano sollevate per il fatto che i precedenti sintomi siano spariti.

Comunque la paziente deve stare a riposo ma, allo stesso tempo, deve cercare di muoversi il più possibile. È importante fare delle piccole passeggiate, e ogni giorno cercare di allungare la distanza percorsa.

Non dovrebbe sollevare degli oggetti pesanti fino a che il medico non lo permetta.

Non è possibile inserire nulla all’interno della vagina durante le prime sei settimane (e.g. non sono permessi i rapporti sessuali, gli assorbenti interni, etc.).

Dopo il recupero, è bene continuare a consultare il medico per gli esami ginecologici di routine, e per l’assistenza sanitaria generale.

A seconda del motivo dell’isterectomia, la paziente potrebbe comunque aver bisogno di eseguire altri esami pelvici e screening.

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Riferimenti bibliografici

UN UTERO DA SALVARE – la Repubblica.it. (n.d.). Retrieved from http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/03/13/un-utero-da-salvare.html

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