Salute e benessere

La placenta previa

Si parla di placenta previa quando questa poggia su un livello insolitamente basso dell’utero, vicino alla cervice.
A volte questa condizione può portare a dei problemi, a volte anche gravi.
In questo articolo vedremo quali sono i relativi fattori di rischio, quali i suoi rischi, e cosa si fa in caso si verifichi questa condizione.

La placenta pervia

La placenta è quell’organo (normalmente) collocato vicino al fondo dell’utero, che fornisce i nutrienti al futuro bambino attraverso il cordone ombelicale.

Si parla di placenta previa quando questa si trova ad un livello dell’utero insolitamente basso, vicino alla cervice o quando addirittura la ricopre.

Se viene diagnosticata nelle prime fasi della gravidanza, solitamente non viene considerata un problema.

Ma se, nelle fasi successive della gravidanza, si dovesse trovare ancora vicina alla cervice, questo fatto può causare dei sanguinamenti i quali a loro volta possono portare ad altre complicazioni: addirittura ad un parto prematuro.

placenta previa

Una donna con la placenta pervia al momento di partorire il suo bambino dovrà subire un taglio cesareo.

La posizione in cui si trova la placenta viene controllata in occasione dell’ecografia di metà gravidanza (solitamente tra la 16° e la 20° settimana), ed anche di seguito se necessario.

  • Quando ricopre completamente la cervice, viene chiamata placenta occlusiva (ma anche placenta previa centrale).
  • Se invece si trova a poggiare sul bordo della cervice, è detta placenta occlusiva parziale (o placenta previa marginale).
  • Se il suo bordo si trova entro due centimetri dalla cervice ma non la contorna, viene detta placenta ad inserzione bassa.

placenta previa

Cosa si fa in questi casi

Cosa occorra fare quando viene diagnosticata una placenta previa, è una cosa che dipende da quanto la gravidanza è avanti.

Se l’ecografia di metà gravidanza mostra una placenta previa, non è il caso di lasciarsi prendere dal panico!

Infatti man mano che la gravidanza va avanti, probabilmente la placenta “migrerà” lontano dalla cervice, e non costituirà quindi più un problema.

  • Dato che è impiantata nell’utero, la placenta ovviamente non si muove.
  • Può però può allontanarsi dalla cervice grazie all’espansione dell’utero.
  • Inoltre, dal momento che cresce, molto probabilmente orienterà la sua crescita verso le ricche risorse sanguigne situate nella parte più alta dell’utero.

Se la placenta previa viene identificata in occasione dell’ecografia del secondo trimestre, per verificarne la posizione occorrerà un’ecografia di controllo all’inizio del terzo trimestre.

Se nel frattempo ci fossero dei sanguinamenti vaginali, per scoprire cosa sta succedendo verrà fatta un’ecografia.

Solo una piccola parte delle donne alle quali – prima delle venti settimane – viene diagnosticata tramite un’ecografia la placenta ad inserzione bassa o previa, presenterà poi la stessa situazione anche al momento del parto.

La placenta che ricopre completamente la cervice – rispetto alla condizione di una placenta occlusiva parziale, od a quella di una ad inserzione bassa – è’ più probabile che rimanga in quella posizione.

Ad ogni modo, una placenta previa è presente solamente in 1 parto su 200.

Quando la placenta previa persiste

Cosa può succedere se la placenta previa persiste?

Se l’ecografia di controllo rileva che la placenta sta ancora coprendo la cervice o se le si trova troppo vicina, la donna verrà messa in una situazione di “riposo pelvico”, il che significa non avere rapporti sessuali né subire esami vaginali per il resto della tua gravidanza.

Le verrà consigliato di prendersela comoda, di evitare le attività che potrebbero causare dei sanguinamenti vaginali come, per esempio, un esercizio fisico intenso o attività stancanti.

Quando sarà il momento di partorire, sarà però necessario un parto cesareo.

  • Ciò in quanto – nel caso di una placenta occlusiva totale – questa blocca la via di uscita del bambino.
  • Ma anche se la placenta si limita a contornare la cervice, sarà necessario partorire tramite un cesareo, poiché la placenta può sanguinare abbondantemente mentre la cervice si dilata.

Probabilmente durante il terzo trimestre ci saranno dei sanguinamenti vaginali indolori.

In caso di sanguinamenti

Se inizino i sanguinamenti (o le contrazioni), servirà un ricovero.

I sanguinamenti si verificano quando la cervice inizia ad assottigliarsi o ad aprirsi (anche solo un pochino), il che fa rompere i vasi sanguigni presenti in quell’area.

Quello che potrà poi succedere dipenderà, sia dalla fase della gravidanza, sia da quanto intenso è il sanguinamento, e da come stanno sia il feto che la donna: in ogni caso, se accusi dei sanguinanti, e se hai un gruppo sanguigno ha Rh negativo, avrai bisogno di un’iniezione di immunoglobuline Rh a meno che anche il padre del bambino non sia Rh negativo.

In prossimità del termine della gravidanza, il bambino verrà fatto nascere immediatamente attraverso un taglio cesareo. Verrà anche fatto partorire immediatamente,

  • se è ancora prematuro e se le sue condizioni lo permettono,
  • oppure se stai sanguinando intensamente e ininterrottamente.

In caso contrario, verrai tenuta sotto osservazione in ospedale finché si ferma il sanguinamento.

Se ti trovi a meno di 34 settimane di gravidanza, potrebbero venirti somministrati dei corticosteroidi per accelerare lo sviluppo polmonare del bambino e per prevenire altre complicazioni nel caso dovesse esser fatto nascere prematuramente.

Potresti essere rimandata a casa,

  • se il sanguinamento si ferma e non riprende più per almeno un paio di giorni,
  • se, sia tu che il feto siete in buone condizioni,
  • se  potete eventualmente accedere velocemente ad un ospedale nel caso dovesse riprendere il sanguinamento.

Probabilmente però, prima o poi il sanguinamento riprenderà, e se ciò dovesse accadere dovrai ritornare immediatamente in ospedale.

Se tu e il tuo futuro bambino continuate a star bene e se non hai la necessità di partorire immediatamente, verrà programmato un taglio cesareo all’incirca verso la 37° settimana, a meno che non ci siano delle ragioni per intervenire prima.

I sanitari che ti seguono, al momento di decidere il da farsi valuteranno i benefici del fatto di concedere al tuo bambino un periodo di tempo extra per maturare, rapportando questi benefici ai rischi di aspettare ancora, dato che esiste la possibilità di dover affrontare un nuovo episodio di sanguinamento intenso, e quindi di dover eseguire un cesareo urgente.

I rischi legati alla placenta previa

La placenta previa comporta una maggiore probabilità che si abbiano dei sanguinanti intensi e che si necessiti quindi di una trasfusione di sangue. Durante e dopo il parto. Ed ecco per quali ragioni.

Dopo che un bambino viene fatto nascere attraverso un taglio cesareo, l’ostetrica estrae la placenta, ed assieme ad altri medicinali alla madre viene spesso somministrata la Pitocina (una forma sintetica di ossitocina).

  • Aiutando a fermare il sanguinamento proveniente dalla zona dove la placenta era impiantata, la Pitocina causa una contrazione dell’utero.
  • Ma quando si ha la placenta previa, questa s’impianta nella parte bassa dell’utero, la quale non si contrae bene come la sua parte alta e, conseguentemente, le contrazioni non sono altrettanto efficaci nel fermare il sanguinamento.

Inoltre, probabilmente le donne con la placenta previa, potranno averla impiantata profondamente e che non si lasci estrarre facilmente durante il parto.

Questa condizione è detta placenta accreta.

la placenta accreta

La placenta accreta può causare dei sanguinamenti intensi e può determinare la necessità trasfusioni di sangue multiple durante il parto: si tratta di una condizione potenzialmente letale che potrebbe richiedere un’isterectomia per controllare il sanguinamento.

L’incidenza della placenta accreta ha subito un rialzo, direttamente proporzionale all’aumento dei tagli cesarei.

E ciò perché il fatto di aver già subito un taglio cesareo in precedenza, rende più probabile che una donna con una placenta previa abbia anche una placenta accreta. Infatti, come abbiamo detto, il rischio aumenta drammaticamente con l’aumento dei cesarei subiti in precedenza.

Infine, se c’è la necessità di partorire prima del termine, il  bambino sarà a rischio di complicanze dovute al parto prematuro come, ad esempio, di problemi respiratori e di un basso peso alla nascita.

I possibili fattori di rischio

La maggior parte delle donne con placenta previa, non presentano fattori di rischio apparenti. Comunque, se ti trovi in una delle seguenti condizioni avrai una maggiore probabilità di avere la placenta previa:

  • hai già avuto la placenta previa in una gravidanza precedente,
  • hai subito dei tagli cesarei in precedenza,
  • hai subito altri interventi chirurgici all’utero,
  • sei incinta di due o più gemelli,
  • fumi sigarette.

Altri fattori di rischio meno importanti, sono rappresentati dall’età, e dall’eventuale numero di parti che hai già avuto.

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