Translucenza nucale

La tranlucenza nucale (NT – nuchal translucency) si riferisce ad un’accumulo fisiologico di fluido a livello della cute nucale, dietro il collo del feto, che può essere osservato tramite un esame ultrasonografico.

Il test della translucenza nucale

Il test della translucenza nucale lo si fa tra l’undicesima e la tredicesima settimana di gravidanza.

Si tratta di un’esame ecografico (a ultrasuoni) non invasivo ed innocuo per il nascituro, volto a misurare lo spessore del tessuto sottocutaneo nucale (della nuca) del feto, quello tra la cute e la colonna vertebrale.

Si fa questo esame per la rilevazione della sindrome di Down o di altre malattie cromosomiche ereditarie del feto. Infatti, ad un’eccessivo spessore di questa zona di transfluenza, corrisponde un’aumentato rischio di queste patologie cromosomiche.
Proprio in questa fase della gravidanza, possono essere rilevate altre condizioni non cromosomiche, come,

  • dei difetti del tubo neurale (quella struttura da cui origina il sistema nervoso centrale),
  • dei difetti della parete addominale,
  • della anormalità degli arti,
  • alcuni problemi congeniti del cuore.

Attraverso il test della translucenza nucale è possibile valutare il rischio che queste patologie possano verificarsi, ma non è possibile diagnosticare con precisione la condizione. Se lo screening evidenzia un possibile rischio, non vuol dire necessariamente che sia presente un’anormalità, ma significa che saranno necessari degli altri test(1).

translucenza fetale

Il bitest (o duo test)

Il bitest (bi test) consiste in un prelievo del sangue materno, fatto al momento dell’ecografia relativa alla transfluenza ducale, per renderla più affidabile.

Serve a valutare il livello di due ormoni prodotti dalla placenta, mediante una misurazione della concentrazione di due ormoni nel sangue materno:

  • la frazione beta della gonadotropina coranica umana,
  • la proteina plasmatica associata con la gravidanza (PAPP-A).

I due test combinati – ecografia della translucenza nucale e prelievo di sangue bitest, correttamente chiamati “test combinato del primo trimestre” – hanno la sensibilità,  su 100 casi, di rilevare l’esistenza di 82 feti con alterazioni cromosomiche, col 5% di falsi positivi.

Secondo i nuovi LEA – Livelli Essenziali di Assistenza – lo screening del bitest e della translucenza nucale sono gratuiti per tutte le donne incinte, senza distinzione d’età(2).

L’accuratezza degli esami

Quando il test non è accompagnato dagli esami del sangue, nel prevedere la sindrome di Down, lo screening presenta un’accuratezza del 75%. Mentre associato ad un’esame del sangue l’accuratezza aumenta all’ 85%.

Alle donne che ottengono dei risultati a possibile rischio, vengono proposti dei test genetici da farsi tramite altre procedure, come l’amniocentesi o la villocentesi.

Come viene fatto il test della translucenza

Il test della transfluenza nucale, come detto, viene eseguito a mezzo di un’ecografia addominale che può essere fatta tra e 11 settimane e 4 giorni e le 13 settimane e 6 giorni di età fetale. A tal fine,

  • ti sarà chiesto di stenderti sul lettino e, nella parte inferiore dell’addome, ti verrà applicato un gel,
  • successivamente, un’apparecchio chiamato trasduttore, verrà mosso dolcemente sull’addome con dei movimenti rotatori,
  • il trasduttore trasmetterà delle onde ultrasoniche, le quali verranno rimbalzate indietro e tramite le quali, la macchina per gli ultrasuoni sarà in grado di riprodurre le immagini rilevate su di uno schermo.

L’ecografia viene eseguita per poter vedere molte cose, tra cui anche,

  • la dimensione del feto,
  • il battito del cuore,
  • l’anatomia generale o la struttura del feto,
  • quanti feti sono presenti.

In questa fase della gravidanza, il feto è ancora troppo piccolo perché sia possibile un’esame dettagliato della sua struttura corporea: questo test viene  perciò fatto attorno alla 18 settimana.

La translucenza ducale dev’essere misurata in modo molto accurato. Talvolta però, può essere difficile ottenere un qualche risultato, a causa della posizione del feto al momento dell’esame.

Per fare questa misurazione, può essere talvolta necessario far ricorso ad un’ecografia transvaginale. Nell’ecografia transvaginale, all’interno della vagina viene inserito un trasduttore avente una forma speciale in grado di dare immagini migliori perché, in questo caso, l’apparecchio si trova più vicino al feto.

Nel caso dovesse essere necessaria un’ecografia transvaginale, ti sarà spiegata la procedura, e ti sarà chiesto il permesso per eseguirla.

Gli effetti collaterali ed i rischi di questi esami

Non ci sono degli effetti collaterali per un’ecografia addominale o transvaginale: perciò immediatamente dopo l’esame, potrai riprendere le tue normali attività.

Per quanto attiene all’ecografia vaginale non sono noti dei rischi, né per il feto né per la mamma: infatti gli ultrasuoni sono delle onde sonore utilizzate per ottenere delle immagini, e non ci delle radiazioni.

Perciò, possono essere eseguiti tutti gli esami ultrasonografici di cui si ha la necessità, senza che ciò comporti un’aumento di rischi dovuti ad esposizioni ripetute.

Anche per quanto riguarda l’ecografia trasvaginale, non ci sono dei rischi per il feto e per la mamma, né aumenta la probabilità di aborto.

Articolo aggiornato il: settembre 20, 2017 at 18:07 pm

Articoli e approfondimenti